Terremoti, CNR: "Passi in avanti lungo la strada verso la previsione in Italia"

terremoto 4' di lettura 26/10/2021 - (DIRE) Roma, 26 ott. - La previsione deterministica (dove e quando precisamente?) dei terremoti è il Sacro Graal di molti scienziati nel campo delle scienze della Terra. Tale previsione non è ancora dietro l'angolo. Ci vorrà molto tempo, ma ora la strada giusta sembra segnata ed imboccata.

Ci vengono in aiuto i fluidi che circolano nella crosta terrestre e sgorgano attraverso le sorgenti naturali d'acqua trasportando segnali chimici dalla crosta profonda (8-10 km di profondità) dove i terremoti si sviluppano. Dunque, la strada giusta sembra proprio essere quella dei fluidi profondi, intrappolati ad alcuni chilometri di profondità nella crosta terrestre. Tali fluidi risalirebbero verso la superficie terrestre alcune settimane o addirittura mesi prima di terremoti intermedi e forti, annunciandone, potenzialmente, l'imminente innesco. Tali fluidi hanno una composizione chimica particolare e si possono mescolare con le acque superficiali che sgorgano dalle sorgenti naturali o che vengono attinte dai pozzi per acqua. Con analisi chimiche ad hoc, i fluidi profondi pre-sismici mescolati alle acque superficiali possono essere riconosciuti dai geologi e dunque costituire un mezzo efficace, in futuro, per giungere alla previsione dei terremoti.

E' quanto emerge dal primo studio del Cnr che stato svolto in Islanda, grazie alla collaborazione con ricercatori locali, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science of the Total Environment. Già dai primi anni 2000, gli scienziati islandesi cominciarono a raccogliere settimanalmente le acque di due pozzi denominati HU01 e HA01 e situati nel nord dell'isola (presso Húsavik), dove avvengono frequenti terremoti di magnitudo superiore a 5.0. A partire dal 2018, la collaborazione tra scienziati italiani ed islandesi ha portato ad analizzare specifici elementi chimici nei campioni d'acqua che erano stati raccolti tra il 2010 ed il 2018 ed erano conservati in Islanda. Le nuove analisi sono state effettuate nei laboratori del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma. Questa seconda analisi, diversa dalla precedente effettuata in Islanda, ha messo in luce forti anomalie geochimiche in alcuni momenti della sequenza temporale dei dati. Le anomalie precedono di giorni, settimane o mesi alcuni eventi geologici principali dell'Islanda, ossia la grande eruzione vulcanica del Bardabunga del 2014 (anticipata anche da una locale sequenza sismica) e due terremoti di magnitudo superiore a 5.0 del 2012 e 2018.

Per anomalie geochimiche si intendono contenuti anomali pre-sismici o pre-vulcanici nelle acque campionate di elementi chimici quali Vanadio, Boro, Alluminio o Litio, che normalmente sono presenti solo in tracce nelle acque analizzate. I risultati dimostrano che un monitoraggio sistematico (settimanale o mensile) idrogeochimico delle acque sotterranee costituisce probabilmente la via più veloce per avanzare le nostre conoscenze sui fenomeni pre-sismici (ed anche pre-vulcanici) e dunque per arrivare un giorno alla previsione dei terremoti. I risultati ottenuti in Islanda sono simili a quelli precedentemente ottenuti per la sequenza sismica di Amatrice-Norcia 2016-2017 da Barberio et alii (2017; https://www.nature.com/articles/s41598-017-11990-8).

ITALIA - Il secondo studio è stato svolto lungo la Faglia del Monte Morrone nei pressi di Roccacasale (AQ) in Abruzzo, alle pendici del Monte Morrone, ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Earth and Planetary Science Letters. Quando, nell'agosto 2016, cominciò la sequenza sismica di Amatrice-Norcia, i geologi avevano cominciato già da circa un anno a monitorare le acque dell'area di Sulmona ai piedi del Monte Morrone. In effetti, circa 3-4 mesi prima della sequenza sismica, le acque monitorate avevano mostrato contenuti anomali in Vanadio, Arsenico e Ferro. Negli anni a seguire, tali anomalie sono state studiate ed interpretate come precursori sismici al pari di quelli individuati in Islanda del Nord (vedi lavoro precedente). Gli scienziati italiani si sono dunque chiesti come fosse possibile validare tali anomalie-precursori sismici senza dover attendere i prossimi terremoti. La domanda a cui era necessario rispondere era quella se tali anomalie pre-sismiche fossero avvenute anche nel passato remoto geologico e se le stesse avessero lasciato un segno ormai fossile ma identificabile nelle rocce. Per questo motivo, sono cominciati gli studi geochimici sulle rocce che formano la Faglia del Monte Morrone, sede, in un lontano passato geologico, di forti terremoti. Gli studi hanno messo in luce la presenza, nelle rocce della faglia, di microstrutture (delle dimensioni dei micron) riconducibili a fluidi circolanti durante antichi terremoti. Tali strutture (rocce) sono risultate particolarmente ricche in Vanadio e dunque costituiscono probabilmente la testimonianza fossile di antichi anomalie-precursori sismici. I risultati ottenuti sostanziano e validano almeno in parte i precursori idrogeochimici ricchi in Vanadio e Arsenico registrati nell'area di Sulmona prima della sequenza sismica del 2016 in Appennino centrale e dimostrano la validità del monitoraggio idrogeochimico per avanzare le nostre conoscenze sui fenomeni pre-sismici e dunque per arrivare un giorno alla previsione dei terremoti. (Red/ Dire)






Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 26-10-2021 alle 12:28 sul giornale del 27 ottobre 2021 - 102 letture

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